Category: Economia e Finanza

La crisi Irreversibile del sistema capitalistico: Che fare?

La crisi irreversibile del capitalismo - Seminario dell'università di Padova

LA CONCEZIONE DEL TEMPO

Il tempo è una categoria, come anche lo spazio, della storia, della filosofia, della scienza e di tutto ciò che in esse è contenuto e contenibile (dalla fisica alla metafisica, dalla psicologia alla religione, alla meccanica, alla medicina).

Nel momento in cui pensiamo, agiamo o pensiamo di agire, dobbiamo assumere delle categorie che ci permettano di scegliere quali eventi o pensieri prendere in considerazione e quali tralasciare. Nell’ambito della storia e della filosofia, ad esempio, la categoria dello spazio si riferisce all’area spaziale come nucleo rispetto al quale si polarizzano le indagini, mentre la categoria del tempo è sia l’orizzonte soggettivo del raccoglitore di dati (lo storico, appunto), narratore di vicende e interprete di eventi, sia il tempo oggettivo di una narrazione storica che appare concretamente determinata e delimitata in uno specifico periodo particolare.

Il tempo può, quindi, essere concepito secondo tre modelli: ciclico, lineare, a spirale.

Il tempo ciclico o concezione circolare vede l’universo come un continuo prodursi e disfarsi, in sequenza eterna ed infinita. Nella civiltà greca (come in quella romana), il tempo è vissuto come ordine misurabile del movimento, ossia come misura del perdurare delle cose mutevoli e come ritmica successione delle fasi in cui si svolge il divenire della natura. In questa cultura, troviamo una visione antropomorfica della mitologia classica e una visione naturalistica della religiosità orfico-misterica.

Dalla visione naturalistica della religiosità orfico-misterica si evince l’idea del ciclo come perenne ritorno in senso naturalistico, dove si stabilisce un’alternanza tra vita e morte, progresso e decadenza, fortuna e disgrazia.

Il tempo, quindi, sempre si ripete e sempre è succube del fato, elemento essenziale di questa concezione temporale. Il tempo non può essere altro che la ruota in cui tutti gli esseri eternamente rinascono, muoiono e si ricompongono allo stato originale.

Il tempo ciclico nella storia umana, con involuzioni ed evoluzioni venne, con riferimento ai regimi politici, descritto da Polibio, sulla scia di Platone. Il concetto dei “corsi e ricorsi” (e quindi di tempo ciclico) venne espresso da Giambattista Vico. Esempio di ciclicità vichiana della storia può essere l’alternanza di periodi parlamentari (democrazia greca, repubblica romana, comuni, regni costituzionali, democrazie) e imperiali (i re di Roma, l’Impero romano, le signorie, il fascismo). Altro esempio, in campo economico, è l’alternanza di periodi di espansione economica e periodi di crisi. Ogni attimo è allo stesso tempo unico, ma non irripetibile in senso assoluto.

Stabilito quindi che nella circolarità del tempo gli eventi si ripetono, andiamo a definire lo spazio in cui tali eventi succederanno.

Lo spazio è il luogo indefinito e non limitato nel quale si ritiene siano contenute tutte le cose materiali. Queste, avendo un’estensione, ne occupano una parte ed assumono nello spazio una posizione la quale viene definita in maniera quantitativa secondo i principi della geometria, e, qualitativamente, in base a relazioni di vicinanza (lontananza) e di grandezza (piccolezza).

La somma tra tempo e spazio da luogo alla cinematica.

Fu Galileo Galilei che introdusse l’argomento per primo e in sostanza è la variazione di velocità e l’intervallo di tempo in cui i corpi all’interno di uno spazio sono direttamente proporzionali al quadrato del tempo.

Pertanto disegnando un quadrato del Tempo si delinea uno spazio in cui possono ripetersi in futuro avvenimenti già vissuti in passato e utilizzando la ciclicità si riescono – con modelli matematici corretti – ad individuare date e punti di vibrazione in cui succederanno tali eventi.

Osserviamo il modello che renderà meglio il concetto:

Nell’era moderna e con l’inizio della leva finanziaria è grazie al mercato borsistico che si riesce a capire il futuro di un Paese dal punto di vista economico-finanziario-politico-sociale ecc.ecc.

Vediamo i vari passaggi:

Il mercato finanziario segna il suo massimo storico il 07 marzo 2000 al prezzo di 51335.

Avendo un massimo tracceremo un quadrato del Tempo per capire il comportamento futuro economico/finanziario del Paese. La scelta ricade in modo corretto visto che se il prezzo è su un massimo significa che quello è il punto della fine del massimo splendore e l’inizio del declino.

Pensateci un attimo. Coloro che hanno scalato l’Everest hanno raggiunto il punto più alto del Pianeta e quindi non potendo esserci vette più alte, possono solo dire di aver fatto il massimo.

Questo quadrato del Tempo inizia il 07 marzo 2000 e termina il 16 luglio 2008. Osservate attentamente come la bisettrice che divide il quadrato del tempo segna l’oscillazione del prezzo verso l’alto a testimoniare come – nonostante il mercato non riesca a ritornare sul massimo storico di sempre del marzo 2000 – non ci sono avvisaglie che l’economia possa cadere in una forte recessione.

Noterete anche come la trend-line meno inclinata non venga mai interessata dal prezzo e quando il mercato la raggiunge siamo alla fine del Tempo.

Osservate il grafico:

Finito il quadrato del Tempo lecito replicare lo stesso tempo per cogliere gli avvenimenti futuri.

Da questo secondo quadrato del Tempo faremo vedere con una freccia quando in questa sede si scrive CAPITOLAZIONE IL 1° OTTOBRE DEL 2008 ENUNCIANDO UNA GRAVE CRISI ECONOMICO/DEPRESSIVA FINO AL 2016.

Tale certezza nasceva perchè rispettando la cinematica ovvero la lettura degli avvenimenti ciclici temporali all’interno di uno spazio ben definito grazie al modello matematico, la discesa del prezzo sotto le rette supportive poteva solo innescare tale scenario e visto che il quadrato del tempo termina il 22 novembre del 2016 si indicò con estrema certezza tale data.

Osserviamo il grafico:

Si noti come il modello matematico ci suggeriva – avendolo scritto prima – come il prezzo non avrebbe retto la prima e la seconda retta – regolarmente rotte al ribasso ed eveidenziate – e si appoggiasse sull’ulitma che è lo spartiacque tra salvezza e gravi rischi.

Da notare la perfezione delle rette che sono tracciate prima e non fatte a posteriori nel senso che esistono già all’interno dello spazio/tempo del quadrato e come il prezzo poi le senta in modo incredibile.

Visto che il prezzo sta lavorando sull’ultima trend-line con piccole rotture già avvenute, vediamo adesso cosa ci riservirà il futuro nel caso che il mercato non regga questo ultimo supporto.

Il 22 novembre del 2016 si completerà questo secondo quadrato del Tempo e ne inizierà un terzo che terminerà il 01 aprile del 2025.

Osserviamo il grafico:

All’interno del quadrato del tempo/spazio le zone – divise dalle rette – portando a varie situazioni non solo economiche e finanziarie, ma appunto anche sociali ed etico/comportamentali con stati d’animo che cambiano a seconda se il Paese sta attraversando momenti di espansione o di recessionel o momenti di felicità o di depressione.

Ebbene – evidenziato con il cerchio rosso – si mostra come il prezzo stia perforando l’ultimo baluardo che dal marzo 2000 mai è stato rotto.

Il signficato è chiaro.

FINCHE’ NON SI AVRA’ IL RECUPERO DI TALE RETTA IL PAESE ENTRERA’ IN UNA FASE DEN DEFINITA E CHE PERDURERA’ FINO ALLE DUE DATE EVIDENZIATE IN GIALLO OVVERO 05 SETTEMBRE 2019 E 26 GENNAIO 2021.

L’augurio che ciò non si avveri è d’obbligo.

Fonte dell’articolo: www.consiglidiborsa.it

Affrontare la crisi con i Buoni di Solidarietà Locali SCEC


CRISI:

NUOVI STRUMENTI LOCALI PER USCIRNE

SERATA INFORMATIVA APERTA A TUTTI

RELATORI:

Dott. Rino Falcone

Segretario Regionale Arcipelago SCEC laureato in economia

 

Dott. Andrea Tronchin

Presidente Arcipelago SCEC laureato in economia agraria

Dott. Giorgio Burlini

Laureato in Economia

Lunedì 1 Dicembre

alle ore 21:00

presso la SALA della GRAN GUARDIA

in Piazza Vittorio Emanuele II

Rovigo

IL DENARO E’ UN DEBITO

Dal 1990 al 2013 il Paese Italia ha pagato 1850 miliardi d’interessi passivi per cui tutto il debito sarebbe stato pagato se non fosse stato gravato da interessi passivi.

Questo è un ragionamento semplice oltre che matematico.

La carta moneta è stampata da un organo privato – le Banche Centrali – e nel momento che stampano moneta emettono un debito di cui restano creditrici. Poiché l’unico modo per creare moneta è attraverso un prestito, nel nostro sistema il denaro e il debito sono la stessa cosa, ovvero il denaro è un debito.

“E ‘ un bene che il Popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina” (citazione di Henry Ford 1863-1947).

Ma chi crea il denaro? In base a cosa lo crea? Cos’è il Debito Pubblico? Chi è il creditore di questo debito?

I titoli del Tesoro sono  per loro natura strumenti di debito come le cambiali, quindi la Banca Centrale presta denaro allo Stato utilizzando come garanzia solo la promessa  del governo di restituire quel denaro, ossia quel denaro è stato creato dal nulla attraverso l’indebitamento del governo che promette di restituirlo. Chiaramente il governo è solo portavoce, e questo debito dello Stato ricade sul Popolo e prende il nome di Debito Pubblico.

Ma la Banca d’Italia prima e Centrale poi non risponde delle sue azioni al Parlamento?

Da un decreto del 2006, l’unico obbligo era quello di presentare una relazione sull’attività svolta e nulla più.

L’elemento mancante che rende oltre che matematico ma logico il sistema fraudolento si chiama L’APPLICAZIONE DELL’INTERESSE:

QUANDO IL GOVERNO PRENDE IN PRESTITO DEL DENARO O UN PRIVATO PRENDE UN PRESTITO DA UNA BANCA, QUEL PRESTITO VA RESTITUITO CON L’INTERESSE.

In altre parole tutto il denaro in circolazione prestato deve rientrare alla banca con il relativo interesse.

Le banche creano denaro e lo prestano, ma in nessun modo hanno creato denaro chiesto per pagare l’interesse, perché il denaro creato è sempre e solo prestito fatto ad un governo o fatto ad un privato da una banca.

Nel quadro globale le banche hanno creato dal nulla un certo capitale, capitale che altro non è che la totalità del denaro in circolazione che hanno dato in prestito, per poi attendere che quel capitale fosse restituito maggiorato dagli interessi.

Ma allora dov’è il denaro che serve a coprire tutti gl’interessi sul capitale?

Da nessuna parte. NON ESISTE.

Le implicazioni sono sconvolgenti perché la quantità di denaro che deve essere restituito alle Banche Centrali eccederà sempre l’ammontare del denaro in circolazione, ed ecco perché l’inflazione è una costante in economia in quanto ci sarà sempre bisogno di nuovo denaro per coprire il deficit insito nel sistema causato dal bisogno di pagare gl’interessi.

Questo significa che matematicamente le insolvenze e i fallimenti fanno parte del sistema.

Ma allora qual è il risultato? E perché lo fanno?

Se un privato non riesce a pagare il mutuo ovvero il prestito di denaro che ha ottenuto dalla banca per comperare casa, la banca si prende la casa, e se lo Stato non riesce a far fronte alla restituzione della promessa fatta con l’emissione dei Titoli di Stato, perderà la sovranità del suo stesso Stato cedendo alle banche il suo patrimonio.

In merito all’inflazione Ludwig von Mises (29 settembre 1881 – 10 ottobre 1973), economista austriaco naturalizzato statunitense, uno dei padri spirituali del moderno libertarismo, così riassumeva il concetto di inflazione:

“Inflazione significa aumento della quantità di denaro e banconote in circolazione e della quantità di depositi bancari soggetti a controllo. Ma oggi si usa il termine ‘inflazione’ per riferirsi al fenomeno che è una conseguenza inevitabile dell’inflazione, la tendenza all’aumento di tutti i prezzi e gli stipendi. Il risultato di questa deplorabile confusione è che non c’è più un termine per indicare la causa di questo aumento nei prezzi e negli stipendi. Non c’è più alcuna parola disponibile per indicare il fenomeno che, finora, è stato denominato inflazione. Ne consegue che nessuno si preoccupa per l’inflazione nel senso tradizionale del termine.”

Secondo quindi Ludwig von Mises, il termine “inflazione” non significa aumento generalizzato dei prezzi, bensì aumento della massa monetaria in circolazione nel mercato.

Claudio Zanetti